Databand incontra Samuel
Scritto da nicola   
Monday 30 March 2009

Databand incontra Samuel

In occasione del document freedom day , evento in cui si è celebrata un'interessante tavola rotonda sul copyleft e le licenze creative commons dal titolo “distribuire musica liberamente nell'era di facebook e myspace” abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Samuel dei Subsonica.

Impegnato in questo momento alla preparazione del nuovo album dei motel connection ha comunque deciso di dedicarci un po' del suo tempo per rispondere alle nostre domande...

Grazie Samuel!

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Databand incontra Samuel

In occasione del document freedom day , evento in cui si è celebrata un'interessante tavola rotonda sul copyleft e le licenze creative commons dal titolo “distribuire musica liberamente nell'era di facebook e myspace” abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Samuel dei Subsonica.

Impegnato in questo momento alla preparazione del nuovo album dei motel connection ha comunque deciso di dedicarci un po' del suo tempo per rispondere alle nostre domande...

Grazie Samuel!

 

Db Amici di Roland, Subsonica, Motel Connection, si può dire che tu conosca ormai a fondo i meccanismi che dominano l'industria musicale. In questo ricco percorso sei passato attraverso autoproduzioni, piccole etichette, major.

Che valutazione puoi fare dei diversi modelli di produzione e distribuzione della musica con cui ti sei sperimentato?

Samuel In effetti in questi anni passati a fare dischi ne ho viste di tutti i colori. L’auto produzione è sempre stata alla base del nostro lavoro, anche oggi che i nostri dischi, vengono distribuiti da una multinazionale, manteniamo il controllo decisionale ed artistico dei nostri brani. Questo accade perchè in tutti questi anni siamo riusciti autonomamente a creare una forza contrattuale che abbiamo poi utilizzato al momento di firmare un contratto con un colosso come la EMI.

Premetto che secondo me se si ha la possibilità di comporre musica lontani dalle dinamiche da catena di montaggio delle grosse aziende, è meglio!

Comunque si può lavorare con una major, se si è protetti da un buon contratto che tuteli da ogni sopruso artistico, tipo trovate i propri pezzi tra le suonerie dei telefoni, o in compilation con gente che non ti assomiglia per niente. Per questo è consigliabile, arrivare ad una collaborazione di questo tipo con le spalle belle larghe, con un po' di anni di lavoro e di esperienza in ambito indipendente e soprattutto con una credibilità live, che permette ai musicisti di vivere.

In ogni caso, oggi le multinazionali funzionano esclusivamente con progetti di massa costruiti apposta per il mercato, possiamo dire concluso l’idilliaco periodo dei primi anni novanta in cui gruppi come C.S.I arrivavano primi in classifica , distribuiti dalla POLIGRAM. Non è cambiato molto tra i ranghi delle discografiche, ma la musica di qualità è tornata nel sottobosco che l’ha generata, e credo che per un po’ ci resterà, fino all’apertura della prossima porta.

Ma c’è qualcosa di diverso da quegli anni di oscurità che precederono i novanta, oggi chi fa musica ha a disposizione una enorme utenza on line, e può costruirsi ,da solo la propria strategia discografica, mettere sul proprio blog tutta la musica che vuole e decidere di regalarla, venderla, ma soprattutto di produrla come vuole, senza sentirsi dire “ qui manca il ritornello “ oppure “la copertina del disco è un pò scura” da persone che avranno comprato si e no, due dischi nella loro vita.

In poche parole, per noi è sempre stata la stessa cosa, l’auto produzione, la produzione indipendente, e la distribuzione major. I nostri dischi, li abbiamo fatti, proteggendo la nostra musica da ogni interferenza di tipo commerciale, barricandoci nel nostro studio e creando una fitta rete di collaboratori fidati.

Db Tante giovani band e musicisti non vedono l'ora di firmare con una grossa etichetta che li promuova e difenda i loro diritti d'autore, cosa ne pensi?

Samuel Per quanto riguarda la promozione in parte può essere vero, dipende quanto si è disposti ad adattarsi. Nella quasi totalità delle apparizioni promozionali “mainstream” il musicista viene inserito in un contesto abbastanza lontano dal suo e ha pochissimo tempo per spiegare bene quello che fa, anche in questo caso avere sulle spalle credibilità ed esperienza aiuta a ritagliarsi gli spazi giusti.

Per i diritti d’autore e non, gli unici che possono fare qualcosa sono gli stessi artisti. Nel momento in cui si produce un disco intervengono dei costi di produzione che sono inevitabili e che devono essere anticipati da qualcuno, generalmente quest’ultimo si impossessa dei diritti di vendita del disco. Anche qui vale la legge del più forte, più il magnate ha bisogno di te più riesci a spuntare, ovviamente con un buon avvocato.

Come dicevo prima esistono molti giovani produttori che producono autonomamente la loro musica e utilizzano la rete per veicolarla permettendo il download dei brani, questo fornisce loro una visibilità che a volte si traduce in successo. In questo caso l’autore non ha nessun vincolo.

Db Le licenze creative commons promuovono la diffusione libera della cultura, lasciano la libertà a chi è in possesso dell'opera di diffonderla su internet, regalando un cd masterizzato, passandola in MP3 ad amici. Credi che questo fenomeno sia una ricchezza o un rischio per le band?

Samuel La libera divulgazione della cultura è sacrosanta, credo sia una ricchezza.

Credo sia giusto poter agevolare l’incredibile potenza divulgativa della rete modernizzando le leggi che la regolano, le leggi attuali sul copyright sono ormai obsolete.

Db Hai mai pensato di rilasciare la tua musica con licenze creative commons? se si perché?

Samuel L’abbiamo fatto in maniera molto anarchica mettendo in rete brani inediti strumentali, senza nessun tipo di regolamentazione, con il solo intento di avere un feedback.

Il copyright non credo c’entri molto con la libertà di un musicista, credo invece che la questione sia legata allo scopo che l’artista vede per se e per la sua opera.

Generalmente chi ama la musica e le attribuisce un ruolo importante, cerca di renderla più libera possibile, appoggiandosi a persone e realtà che gliene diano la possibilità.

Chi invece ricerca l’esaltazione dei proprio io tramite fama e successo, accetta compromessi che lo imbrigliano come artista ma che gli danno sicuramente un tornaconto di altro tipo.

È comunque una scelta libera anche quella.

 

 

 
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